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L’aeroplanino di Laura, Giulia e Martina – Route 66

Un self drive lungo la Route 66

C’è un video che ogni tanto riguardo ancora.

Laura entra nella stanza della figlia e le dice:
“Andiamo negli Stati Uniti!”

Per un secondo Giulia resta immobile.

Poi comincia a saltare sul letto, ballare, urlare:
“Sì sì sì sìììì!”

Aveva nove anni.

E da quel momento quell’aeroplanino ha iniziato a prendere il volo.

Laura mi aveva contattata per organizzare un viaggio speciale.

Non solo una vacanza.
Un’esperienza da vivere insieme a sua figlia Giulia e alla sua amica Martina.

Un viaggio che fosse America nel senso più cinematografico del termine:
New York.
Chicago.
La Route 66.
E infine Los Angeles.

Tre settimane.
Quasi cinquemila chilometri in auto.
Dodici hotel diversi.

Da una chat all’idea di ripartire

Strade infinite, diner americani, motel storici, insegne al neon e paesaggi che cambiano continuamente.

Ma soprattutto:
il desiderio di costruire un ricordo destinato a restare.

Abbiamo iniziato a progettare il viaggio passo dopo passo.

L’itinerario non doveva essere solo bello da vedere.
Doveva funzionare davvero.

Con i ritmi giusti per una bambina di nove anni.
Con tappe capaci di alternare città, strada, esperienze e momenti più leggeri.
Con soste che fossero parte del viaggio tanto quanto le destinazioni.

Perché la Route 66 non è solo un percorso.
È un’atmosfera.

È fermarsi davanti a una pompa di benzina persa nel nulla.

Mangiare una pizza a Chicago tenendo in mano scatole enormi e ridendo davanti ai resti di un’enorme pizza americana.

Dormire nei motel storici lungo la strada.
Fare foto sui cartelli della Route 66.
Guardare il tramonto in mezzo al deserto.
Sentirsi dentro un film.

Prima della partenza ho lavorato a lungo per costruire ogni dettaglio del viaggio.

Indicazioni.
App.
Documenti.
Consigli pratici.
Tappe.
Soste.
Ristoranti.
Esperienze.

E poi tutti quei dettagli che spesso non si vedono, ma che fanno la differenza quando sei dall’altra parte del mondo.

In quel periodo gli Stati Uniti stavano ancora vivendo tutte le complicazioni post-Covid.
Laura e Martina avevano anche un voucher di un viaggio precedente non goduto nel 2020, che siamo riuscite a recuperare completamente.

E durante il viaggio non è andato tutto perfettamente liscio.

A un certo punto è stato cancellato uno dei voli interni all’ultimo momento.

Ma è proprio lì che conta esserci davvero.

Laura mi scrisse: “Ci hanno annullato un volo all’ultimo… e anche lì eri presente!!!”

Poi finalmente è arrivata la strada.

Chicago.
La pizza deep dish.
Le prime miglia.

E poi la vera Route 66.

Quella delle insegne vintage.
Delle auto colorate abbandonate nel deserto.

Delle cittadine dimenticate.
Dei diner dove sembra che il tempo si sia fermato.

Mi mandavano foto continuamente.

La strada.
I motel.
Le gigantografie anni Cinquanta.
Le soste improbabili lungo il percorso.
Giulia seduta sulla linea centrale della Route 66.
I cappellini americani.
Le risate.

E io seguivo il loro viaggio praticamente in diretta.

A un certo punto mi arrivò un messaggio dal Grand Canyon.

Avevano deciso di fare il volo in elicottero.

“Pronti… partenza… via!!!”

Io risposi:
“Me lo ricordo come la volta in cui sono stata più male con lo stomaco!”

Ancora oggi rido pensando a quella conversazione.

Ma forse la cosa più bella era vedere il viaggio attraverso gli occhi di Giulia.

Perché a nove anni l’America ha qualcosa di gigantesco.

Le strade sembrano infinite.
Le insegne enormi.
I diner sembrano usciti dai film.
E ogni motel lungo la Route 66 può trasformarsi in un’avventura.

Il ritorno, le loro parole
Contatti

giorgia.simoncelli@evolutiontravel.it

+39 393 2239188

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