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L’aeroplanino di Giusy, Azzurra, Sara e Agostina – Giappone

Un viaggio su misura in Giappone tra amiche.

Tutto è iniziato da una chat.

Una chat che avevamo creato qualche mese prima, dopo il viaggio di gruppo con me in India.

Erano in tre amiche allora, ed era nata per restare in contatto anche con me, condividere i ricordi… e magari rivedersi.

E così è stato.

Ci siamo riviste a Roma, a cena, in un ristorante indiano.Come a chiudere un cerchio.O forse ad aprirne altri

Da una chat all’idea di ripartire

A marzo, su quella stessa chat, è arrivato un nuovo messaggio.

Stavano pensando alla prossima estate. All’inizio l’idea era una: partire di nuovo insieme a me, per il mio viaggio di gruppo alle Seychelles.

Ma poi, piano piano, le possibilità hanno iniziato ad allargarsi.

Indonesia?
Giappone?
Viaggio di gruppo o qualcosa solo per loro?
Abbiamo iniziato a parlarne tutte insieme.

Non solo di destinazioni.
Ma di esperienze, ritmo, emozioni.
Ho raccontato loro tre viaggi diversi.

Ho mandato materiali, idee, possibilità.
Ho costruito ipotesi, itinerari, budget.
Tutte e tre le strade erano aperte.

Ed è proprio in quel momento che, nella chat, è arrivato un messaggio:

“Comunque io vado a fare le valigie qualunque sia il posto.”

Poi, piano piano, è arrivata la scelta. Il Giappone.

Un viaggio solo loro tre, cui poi si è unita una quarta amica.
Su misura.
Disegnato insieme.

Avevo preparato una presentazione dettagliata, con diverse possibilità di itinerario.

Hanno scelto quello che sentivano più loro, anche sulla base dei miei racconti in diretta proprio durante i miei viaggi in Giappone pubblicati su Instagram.

Tokyo, La Pagoda Chureito, Kyoto, Le Alpi giapponesi, Hiroshima e Miyajima, Il Monte Koya con notte in monastero.

E nel mezzo, esperienze da vivere: la cerimonia del tè, la vestizione del kimono, una notte in ryokan.

Abbiamo fatto call, rivisto tappe, modificato il percorso.
Tolto le Alpi giapponesi per poter vivere il resto con maggiore respiro.
Rivisto i voli. Ribilanciato i tempi.

Una seconda proposta.
Poi una terza.
Poi una quarta.
Fino a trovare un equilibrio.

Perché quando si è in quattro, non è mai solo un viaggio.
È anche un incastro. Di gusti, di esigenze, di budget.
Ma è anche qualcosa di più.

Una storia che continua

Perché questo non era un viaggio “isolato”.
Era una storia che continuava.

Erano partite l’estate prima nel viaggio di gruppo con me in India.
Sono tornate insieme in Giappone, in un viaggio che ho costruito solo per loro.
E ora hanno deciso di ripartire ancora in gruppo con me, in Indonesia.

Una delle mete che avevano valutato all’inizio.
Quella che era rimasta lì… e che ha aspettato il momento giusto.

E in mezzo, una chat che non si è mai spenta.
Un legame che è rimasto.

Qualche giorno fa, vedendo che sto organizzando un nuovo viaggio di gruppo in Giappone per il foliage di novembre, una di loro mi ha chiesto di mandarle la locandina, perchè sta pensando proprio di tornarci…

Ed è lì che capisci che non stai solo organizzando viaggi.

Stai costruendo qualcosa che continua.

L'attesa prima della partenza

Ricordo le foto che mi mandavano quando si vedevano prima di partire: “Noi siamo pronte per il nostro Japan”

E lì ho capito che l’aeroplanino stava scaldando i motori.

Nel frattempo era arrivata l’estate.
Io ero in Namibia con un gruppo, in jeep, con il computer sulle ginocchia.
Controllavo i loro documenti, sistemavo dettagli, rispondevo alle loro domande.

Perché un viaggio così funziona solo se chi parte è pronto.

Avevo preparato tutto: itinerario, trasferimenti, logistica, visite, documenti di viaggio.
E anche loro: curiose, attente, pronte a viverlo davvero.

Il Giappone vissuto insieme

Poi sono partite. La prima foto è arrivata dall’aereo:
“Siamo le #bimbediGiorgia.”
Da lì, il Giappone è esploso nei loro messaggi: “Tokyo è geniale, ha un livello di coolness che NYC spostate. Pazzesca.” “Bellissima Tokyo. Da scoprire, vivere, assaporare e… stupirsi sempre.” Video sullo Shinkansen mentre girano i sedili ridendo. Una serata in un ristorantino di Tokyo a far cantare “My Way” ai giapponesi, perché una di loro è cantante: già nel viaggio in India aveva trasformato i lunghi trasferimenti in pullman in un vero karaoke, facendo cantare persino la guida.

E poi Miyajima.
“Quando l’ultimo traghetto va via e l’isola si svuota completamente… è come se vivesse un’anima diversa.”
È anche per questo che, quando posso, faccio dormire lì i miei viaggiatori: per quel momento sospeso, quando l’isola si svuota e resta solo il respiro del luogo.

Poi sono tornate, ma certi viaggi non finiscono mai. Alcune partenze non sono solo partenze: sono continuità. Sono storie che proseguono. Persone che prima erano clienti e poi diventano qualcosa di più. E ogni volta che qualcuno mi scrive:
“Comunque io vado a fare le valigie qualunque sia il posto”
so che da qualche parte un altro aeroplanino sta già decollando.

Il ritorno le loro parole
Contatti

giorgia.simoncelli@evolutiontravel.it

+39 393 2239188

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